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venerdì, 27 marzo 2009
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Stargate

 di

Giordano Cavedoni

 

  

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano - Rosso Foto
-supervisione:Manuela Verbasi
-Direttore di Rosso Foto:  P. Rafficoni
-Redazione Rosso Foto

-Editing:
Paolo Rafficoni

-Le immagini che sono presenti nel blog sono coperte dalle vigenti normative sui diritti d'autore, ne è vietato il loro utilizzo in qualsiasi forma e/o scopo. Chi trasgredisce a quanto sopra è perseguibile a termini di legge. Si può fare richiesta di utilizzazione scrivendo direttamente agli autori o alla redazione di Rosso Venexiano Rosso Foto. Le immagini sono visibili a tutto schermo cliccando sopra la foto (La redazione)

 
 
 

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lunedì, 23 marzo 2009
In --- > foto, fotografia, , bianco e nero, sommario, ontheroad, foto della settimana, rosso foto, maestri della foto, patrizia todisco

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divisorcopia

 23   Marzo  -  30  Marzo  2009

 divisorcopia

  "clicca sulla foto per visionarla a schermo intero"

divisorcopia

Incontri ravvicinati #3

 di

Patrizia Todisco

  divisorcopia

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Ventitremarzoduemilanove
 

divisorcopia

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martedì, 10 febbraio 2009
In --- > foto, fotografia, , bianco e nero, retrospettive, maestri della foto, dorotea lange, i grandi del passato

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"la macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza la macchina"
Dorothea Lange

 

 

 


Dorothea Lange, figlia di immigrati tedeschi, nasce ad Hoboken, nel New Jersey, il 26 maggio del 1895. Ha un’infanzia e una giovinezza difficili a causa della poliomielite contratta a sette anni. Dice della sua disabilità: ”Credo che sia stata, forse, la cosa più importante che mi sia accaduta. Mi ha formata, guidata, istruita, aiutata, umiliata, tutte queste cose nello stesso tempo. Io non l’ho mai superata, e sono consapevole della sua forza e del suo potere”. Studia fotografia alla Columbia University sotto la guida di Clarence H. White, nel 1918 si trasferisce a S. Francisco e apre uno studio per ritratti. Nel 1947 collabora alla nascita dell'agenzia Magnum e nel 1952 è tra i fondatori della rivista Aperture. Muore a 70 anni , l’11 ottobre del 1965.
 
 
Se le opere della giovinezza sono inserite nel contesto della fotografia pittorialista, intorno al 1930, nel clima sociale di interesse documentaristico che si sta sviluppando, Dorothea inizia a fotografare la misera realtà dei quartieri disagiati, aderendo formalmente al movimento della straight photography.
mapplethorpe01
 
 Non c’è arte più bella di una strada che corre verso l’orizzonte, in un deserto in cui ogni cosa è uguale a se stessa. Ci sono solo polvere e massi; la speranza è l’orizzonte, dove si può trovare la vita o la morte.
 
 
E’ il deserto vissuto dai migranti della Grande Depressione, quando vendevano quel poco che avevano per comprare una macchina e partire per la California; è il deserto presente in ognuno di noi, come individui singoli nei momenti in cui sembra non esservi nessuna speranza, o come gruppo quando tutte le nostre forze sono vane.
 
 
Nel 1935 è chiamata a collaborare con la FSA (Farm Security Administration), agenzia governativa che sotto il New Deal di Roosvelt mira a migliorare la condizione di contadini e mezzadri durante la Grande Depressione. È indubbio che le immagini della Lange contribuiscono in maniera determinante a sensibilizzare le autorità sui provvedimenti urgenti da adottare contro la povertà.
 
 

Dalle immagini di Dorothea si evidenzia un grande rispetto per le persone fotografate. Lei riesce, nonostante il periodo di povertà che ritrae, a lasciare loro la dignità di uomini.

 
 
Usa una rolleiflex con mirino a pozzetto tenuta all'altezza della vita e non al livello degli occhi. Questo sistema le permette di stare davanti alle persone senza dare la sensazione di essere troppo invadente e crea un rapporto tranquillo e rispettoso.
 
 
Le sue immagini non solo ritraggono il deperimento fisico provocato dalla crisi economica, ma svelano l'angoscia dell'animo cagionata dalla catastrofe sociale, sono testimonianza di vita, con una particolare attenzione alle donne ed al loro posto fondamentale nella società.
nude_1
 
 
Molte delle sue rappresentazioni sembrano foto di scena del film Furore (tratto dal famoso romanzo di Steinbeck), in realtà sono stati prima lo scrittore e poi il regista John Ford che, per loro stessa ammissione, si sono ispirati nel loro lavoro alle fotografie della Lange.
 
 
Scatta immagini bellissime, immagini vive, che hanno cambiato il mondo della fotografia di reportage. Fotografare – scrivere con la luce- è il suo modo di raccontare la storia .
 
 
Per anni lasciò affisse sulla porta del suo laboratorio le seguenti ed emblematiche parole: "La contemplazione delle cose come sono, senza sostituzione, nè impostura, senza errore nè confusione, è, in sè, più nobile di tutta una messe di invenzioni".(Francis Bacon)
 
 
"Dorothea Lange riesce a vedere la forza interiore di persone ridotte ai limiti estremi delle proprie capacità di resistenza e, anche quando ritrae uomini e donne in situazioni economiche, sociali ed emotive disperate, ne coglie l'innata dignità umana.
 
 

Nei suoi soggetti vede quello che definisce: "Coraggio, coraggio vero. Coraggio innegabile...L'ho incontrato, molte volte, in luoghi inaspettati. E ho imparato a riconoscerlo quando lo vedo."
 
 
 
-Fotografie: Fonti Web
-Testi:          Fonti web

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-Direttore di Rosso Foto:  Paolo Rafficoni
-Editing: Mari de Cristofaro
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La redazione
Staff Rosso Foto


-ventisei febbraio duemilanove
 
 

 



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venerdì, 01 gennaio 1999
In --- > sogni, foto, fotografia, , germania, colori, portrait, bambole, liza

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mostra on-line di:

 Liza Poetter

 Cose di bambola 

 testo di: Mari de Cristofaro

 

 


 

 

 

 

 Ancora un altro appuntamento per  i nostri amici di Rosso Foto, una mostra originale di un'amica vicina ma lontana. Dalla Germania Liza ci dona il piacere di vedere una serie di scatti di piccole bambole veramente belle.

Con questa carrellata di immagini si entra in un mondo fiabesco, un mondo dove la rappresentazione del reale sembra raccontare di sogni, speranze, gioie, dolori, metafora del mondo che ci circonda.

Il "vestito" di parole di Mari ben coglie un aspetto che appartiene all'immaginario di ognuno, ciascun osservatore potrà trovare in questi sguardi ciò che più rappresenta il suo modo di sentire e/o di essere.

Notevole la fattura delle bambole, la cura dei dettagli e degli accessori che indossano, veramente belle, molto ben riprese e curate le immagini, il risultato penso che sia molto piacevole e, spero, gradito agli amici di Rosso Foto.

Vi lascio alle immagini che Liza ci ha regalato con i testi redatti da Mari per questo bellissimo viaggio fantasy.

Paolo Rafficoni 

 

 Le immagini che vedrete nella mostra sono coperte dalle vigenti normative sui diritti d'autore, ne è vietato il loro utilizzo in qualsiasi forma e/o scopo. Chi trasgredisce a quanto sopra è perseguibile a termini di legge. Si può fare richiesta di utilizzazione scrivendo direttamente all'autore stesso o alla redazione di Rosso Venexiano Rosso Foto.

Le immagini sono visibili a tutto schermo cliccando sopra la foto

(La redazione)

 

 


 

 

 

 Pausilypon_La_Casa_degli_Spiriti_

 

 

 

Hanno chiuso la porta e spento le luci, come ogni sera è calato il buio: è il Regno delle Ombre.

 

Sie haben die Tür geschlossen und die Lichter ausgemacht, wie jeden Abend sank das Dunkel herab: es ist das Königsreich der Schatten.

 

 

 

 

 

 

Dopo un giorno di luci sfavillanti, di voci estranee-familiari, diverse-uguali, sorrisi di bimbi, occhi spalancati sul mio mondo…

 

Nach einem Tag der glänzenden Lichter, der fremd-vertrauten Stimmen, unterschiedlich-gleiche, Lächeln von Kindern, Augen aufgerissen auf mein Welt…

 

 

 

 

 

 

Occhi pieni di stupore, sogni, desideri; manine che si tendono per afferrare…- questa…si, questa…-…NON ORA…. per la tua festa, forse, se sei buona…-

 

Augen voll Staunen, Träume, Wünsche; Händchen, die sie sich strecken, um zu ergreifen …-diese…ja, diese…-…NICHT JETZT…. für deine Feier, vielleicht, wenn du brav bist …-

 

 

 

 

 

 

Quella bimba con lo sguardo strano….mi ha guardata come se capisse, chissà se tornerà, chissà se sarò io a farle compagnia, a vegliare sui suoi sogni…

 

Jenes Kind mit dem komischen Blick… . sah mich an, als ob es verstände, wer weiß, ob es zurückkehren wird, wer weiß, ob ich ihm Gesellschaft leisten werde, um über seine Träume zu wachen...

 

 

 

 

 

 

Ora il silenzio scivola addosso come una morbida coperta a proteggere e isolare dalla vita chiusa fuori…..finalmente…o purtroppo..(?)

 

Jetzt gleitet die Stille darüber, wie eine weiche Decke um zu schützen und zu isolieren vor dem draußen ausgeschlossenen Leben ….. endlich…o leider.. (?)

 

 

 

 

 

 

E’ dunque questo il mio destino? Donare un sogno… un attimo di gioia… e poi che ne sarà di me…

 

Ist dieses also mein Schicksal? Einen Traum schenken… einen Augenblick der Freude… und dann, was wird aus mir sein…

 

 

 

 

 

 

 

E le altre, così vicine, così lontane….sentono le mie stesse cose?

 

 

Und die anderen, so nah, so fern… fühlen sie die gleichen Dinge wie ich?

 

 

 

 

 

 

Muta , immobile, posso solo farmi domande a cui nessuno mai risponderà. Perché sono condannata al silenzio.

 

Stumm, unbeweglich kann ich nur mir selbst Fragen stellen, denen niemand niemals antworten wird. Weil ich zur Stille verurteilt wurde.

 

 

 

 

 

 

Nessuno si chiede cosa penso, cosa sogno…

 

 

Niemand fragt sich was ich denke, was ich träume…

 

 

 

 

 

 

Potessi una sola volta, in una magica notte muovermi e parlare e toccare e gridare al buio che ci sono, che penso, che ho un’anima…

 

Könnte ich nur ein einziges Mal, in einer magischen Nacht mich bewegen und sprechen und berühren und zum Dunkel schreien, das ich bin, das ich denke, das ich eine Seele habe…

 

 

 

 

 

 

Una volta…solo una volta scivolare via nella notte, respirare, poter rispondere ad un sorriso…

 

Nur ein Mal... bloß ein Mal in die Nacht gleiten, atmen, auf ein Lächeln antworten…

 

 

 

 

 

 

Dicono che da qualche parte c’è il cielo…

 

Sie sagen, das irgendwo dort der Himmel ist…

 

 

 

 

 

 

È una cosa che cambia colore e diventa azzurro, celeste, grigio, arancio, blu…

 

Er ist eine Sache, welche die Farbe wechselt und blau, himmelblau, grau, orange, dunkelblau wird...

 

 

 

 

 

 

e quando è blu scuro compare la luna ad illuminare, e una miriade di piccole luci che brillano…le chiamano stelle…

 

und wenn er dunkelblau ist, erscheint der Mond ihn zu beleuchten und eine myriade von kleinen lichtern, welche schimmern…man nennt sie sterne...

 

 

 

 

 

 

Marlies Liza Poetter è nata a Dortmund, in Germania il 20 febbraio 1952. Nel 1971 segue presso l’università di Berlino un corso di assistente tecnico per l’agricoltura e patologia delle piante. Dal 1974 al 1975 lavora per il governo tedesco in Africa, nella Repubblica del Ciad, come esperta nell’allevamento di animali. La sua passione per gli animali la porta a diventare insegnate di equitazione, oltre che esperta nell’addestramento di cavalli e cani. Nel 1984 si trasferisce in Italia dove lavora nel campo di progetti educativi e scambi culturali. Nel marzo 2008 torna in Germania a Bad Soden dove lavora nel campo del turismo. Concedetemi di aggiungere che Liza è una persona “speciale”: è esigente e critica prima di tutto con sé stessa, a volte è …poco diplomatica , ma è capace di trasmettere a chi le è accanto la sua voglia di vivere e questa è la sua grande forza.  Ciao LizMari

 

 


 

 

Foto: Liza Poetter
Testi: Mari de Cristofaro
Supervisione: Manuela Verbasi & Paolo Rafficoni
Editing:Mari de Cristofaro

 

 

 

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venerdì, 01 gennaio 1999
In --- > fotografia, , bianco e nero, francia, robert capa, maestri della foto, fotografi di guerra

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"Non esistono foto belle o foto brutte. Solo foto prese da vicino o da lontano”

 

In questa frase di Robert Capa , considerato a tutt’oggi il più grande fotografo di guerra, è racchiusa la sua idea di fotografia. Nato in Ungheria, a Budapest, il 2 ottobre del 1913 da una famiglia ebrea, Endre Friedman, questo il suo vero nome, lascia il suo paese nel 1931, dopo i moti studenteschi, per motivi politici, e si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Ben presto apprende che per motivi economici i genitori non possono più inviargli il denaro per gli studi e così inizia a lavorare come fattorino presso un’importante agenzia fotografica, la Dephot. Il direttore, Simon Guttam, scopre il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale; il suo primo incarico importante è a Copenaghen per fotografare la lezione di Lev Trotzkij agli studenti danesi. Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge da Berlino, dopo il drammatico incendio del Reichstag del 27 febbraio e si reca a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest, da qui , seguendo il suo istinto errabondo ed irrequieto, parte alla volta di Parigi dove incontra Gerda Taro, profuga tedesca, e se ne innamora. Nel 1936 Sotto il nuovo nome di Robert Capa parte per la Spagna inviato delle riviste francesi Ce Soir e Regards per fotogafare la guerra civile. Assieme a lui parte anche la sua compagna Gerda Taro che nel 1937 morirà schiacciata da un carro armato.

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni successivi si occupa di reportage di guerra: oltre a quella di Spagna, documentò la guerra Cino-Giapponese, l'avanzata degli Alleati in Italia, lo sbarco in Normandia, la guerra in Indocina.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1947 fonda assieme a H. Cartier Bresson, David Seymour(Chim), George Rodger e William Vandivert l’agenzia fotografica cooperativa Magnum, che ha due sedi: Parigi e New York.

 

 

 

 

 

 

 

Compie numerosi viaggi in Unione sovietica, Cecoslovacchia, Israele, dove documenta i primi passi della nuova patria degli ebrei scampati all’olocausto. Dopo un periodo trascorso in Giappone, giunge ad Hanoi come inviato di Life per fotografare la guerra dei francesi in Indocina. Il 25 maggio, mentre segue un convoglio militare diretto verso il delta del Fiume Rosso, calpesta una mina anti-uomo e rimane ucciso.

 

 

 

 

 

 

 

Il 6 giugno 1944 realizza il suo scoop più sensazionale: partecipa al sanguinoso sbarco del contingente americano a Omaha Beach, in Normandia, unico a documentare quella giornata. La maggior parte delle foto scattate durante lo sbarco viene perduta per un errore del tecnico addetto allo sviluppo Larry Borroughs (anch’egli diventato poi fotografo di fama mondiale e morto in Vietnam negli anni Settanta). Scampano alla distruzione solo undici fotogrammi danneggiati, che trasmettono comunque tutta la terribile drammaticità dei momenti del D-Day.

 

 

 

 

 

 

 

Capa lavora anche per il cinema e realizza diversi servizi di carattere sociale, documentando la vita delle famiglie comuni in America.

 

 

 

 

 

 

 

Nel suo lavoro ha usato per lo più apparecchiature Contax e Leica e ha sempre realizzato fotografie in bianco e nero. Capa ricerca il punto di vista più vicino alla realtà documentata, anche se a volte le sue fotografie sono state oggetto di controversia tra la veridicità storica e l'interpretazione più o meno velata dell'artista (ma come può un artista non filtrare attraverso la propria interpretazione le sue opere?).

 

 

 

 

 

 

 

Capa racconta, col fascino e la suggestione delle immagini, un quarto di secolo tra i più densi nella storia dell'umanità: la storia vissuta attraverso i volti di chi l'ha fatta, di chi l'ha vissuta e di chi l'ha subita. L’interesse per il “fattore umano” è fondamentale per Capa il quale, curioso e attento, cerca di comprendere e raccontare i fatti della storia attraverso gli sguardi e i volti di chi questa storia la decide o, più spesso, la subisce.

 

 

 

 

 

 

 

Lo scrittore americano John Steinbeck, suo grande amico disse di lui: “Sapeva cercare, e poi sapeva usare ciò che trovava. Sapeva, ad esempio, che la guerra, fatta in così larga misura di emozione, non si può fotografare; ma egli spostò l’angolo, e la fotografò. Su un volto di bambino sapeva rivelare l’orrore di tutto un popolo. Il suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava. L’opera di Capa è da sola, tutta insieme, l’immagine di un grande cuore e di una irresistibile pietà. .... Capa era in grado di fotografare il moto, la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha creato un mondo, che è il mondo di Capa”.

 

 

 


 

 

Supervisor: Manuela Verbasi
Direttore Fotografia: Paolo Rafficoni
Editing: Mari de Cristofaro.

Fotografie: Fonti Web.
Testi: Mari de Cristofaro dal Web.

 
 
 

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Ester

di

Bodil Hegneby Larsen

 

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