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Alfred Eisenstaedt (Tczew, 6 dicembre 1898 – Massachusetts, 24 agosto 1995) è stato un fotografo e fotoreporter tedesco naturalizzato statunitense dopo anni di vita e carriera negli Stati Uniti d'America.
Era solito usare una macchina fotografica Leica M3 con un obiettivo fotografico da 35mm, una vera e propria propaggine del proprio corpo e della propria mente.
Il grande fotografo nacque da una famiglia ebrea a Dirschau (Tczew) nella Prussia dell'ovest.
Egli incomincia a scattare fotografie già a 13 anni con un piccolo apparecchio Kodak ricevuto in regalo.
Nell'anno 1906 la sua famiglia si trasferisce a Berlino con il piccolo Alfred al seguito che all'epoca aveva otto anni.
All'età di diciassette anni lo scoppio della prima guerra mondiale lo trova ancora in quella Berlino ove era arrivato al seguito della famiglia e dove aveva maturato le prime esperienze fotografiche.
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Chiamato a far parte dell'esercito tedesco Eisenstaedt combattè in un reparto di artiglieria della Wehrmacht durante la prima guerra mondiale, rimanendo ferito il 9 aprile 1918.
Al termine della prima guerra mondiale, all'epoca della grande inflazione, si guadagna da vivere vendendo cinture e bottoni per conto di un'azienda di Berlino.
Nel tempo libero si dedica alla fotografia e inizia a sperimentare gli ingrandimenti di particolari.
E' proprio in questo periodo che la pubblicazione della foto di una tennista, su «Weltspiegel», segna l'inizio della sua carriera di fotografo freelance per molte riviste e quotidiani tra cui il «Berliner Tageblatt».
Nel 1929 decide di dedicarsi esclusivamente a quella che fino a quel momento era stata solo una passione e lavora per la Pacific and Atlantic Picture Agency.
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Già con il primo incarico affidatogli, realizzare un reportage fotografico sul conferimento del Premio Nobel a Thomas Mann nel 1929, suscita grande attenzione. In questi anni realizza numerosi ritratti fotografici divenuti poi famosi; tra gli altri, quello di Marlene Dietrich, di George Bernard Shaw, ma anche di Joseph Goebbels, Hitler e Mussolini e il reportage sulla guerra tra Italia ed Etiopia.
"In 1933, I traveled to Geneva for the fifteenth session of the League of Nations. There, sitting in the hotel garden, was Dr. Joseph Goebbels, Hitler's Minister of Propaganda.... Sunddenly he spotted me and I snapped him. Here are the eyes of hate. Was I an enemy? Behind him is his private secretary and interpreter. This picture was published many times throughout the world. I have been asked how I felt photographing these men. Naturally, not so good, but when I have a camera in my hand I know no fear." - Alfred Eisenstaedt
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Lavora per la «Berliner Illustrierte Zeitung» e per altri quotidiani di Berlino e Parigi.
A causa della situazione politica in Germania e nella speranza di trovare migliori possibilità di lavoro, Eisenstaedt, nel 1935, emigra negli Stati Uniti dove, in un primo tempo, lavora per «Harper's Bazaar», «Vogue» e «Town and Country». Arriva a New York proprio quando la rivista «Life» viene lanciata ed entra a far parte dei suoi collaboratori fissi già all'inizio dei 1936.
"When Hitler and Mussolini met on June 13, 1934, in Venice, Mussolini was the big shot. It was the first meeting between the two dictators, and the last time Hitler appeared in mufti, before taking full power. Two months later, Hitler became the Fuhrer of the Third Reich." - Alfred Eisenstaedt
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Questa è una foto di Eisenstaedt del 1932, poco tempo prima di emigrare negli Stati Uniti, il soggetto è niente di meno che George Bernard Show, noto per la sua idiosincrasia alle interviste ed ai ritratti.
"In 1932, I traveled to London hoping to photograph George Bernard Shaw. People told me he was very difficult and inaccessible, but I was also told that he was a vegetarian. So I bought a bunch of bananas and sent these, together with a portfolio of my photographs, to his home at Whitehall Court. Two days later I was asked to visit him. He looked through my photographs and said, 'You don't have to make me pose, I am a photographer myself."- Alfred Eisenstaedt
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Peter Pollack scrivrà di lui: "Punto di forza delle sue fotografie è la semplicità della composizione".
E' famosa la fotografia intitolata "Il giorno della vittoria" istantanea di un appassionato bacio durante la parata dei marine vittoriosi in Times Square alla fine della seconda guerra mondiale. (Qui accanto la foto )
"In Times Square on V.J. Day, I saw a sailor running along the street grabbing every girl in sight. I was running ahead of him with my Leica looking back over my shoulder. Then suddenly, in a flash, I saw something white being grabbed. I turned around and clicked the moment the sailor kissed the nurse...I took exactly four pictures. It was done within a few seconds." - Alfred Eisenstaedt
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Eisenstaedt è un pioniere della fotografia con luce naturale poiché è tra i primi a rinunciare al flash per sfruttare l'ambiente naturale e l'atmosfera da esso prodotto.
Scrive ancora Peter Pollack di lui: "I ritratti di Eisenstaedt rivelano chiaramente lo spirito e il carattere della persona, famosa o sconosciuta che sia.
Per la loro familiarità, le sue opere fanno sentire partecipe l'osservatore e gli danno la sensazione di essere presente accanto al fotografo". Eisenstaedt ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è tra i fotoreporter più pubblicati dei mondo.
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La sua straordinaria capacità di "vedere il mondo" fece sì che lo stesso Henry Luce, fondatore della storica rivista, dichiarasse nel 1946: "La mia fiducia in "LIFE", la nostra effettiva capacità di fare del buon giornalismo per immagini, cominciarono al rientro di Alfred Eisenstaedt dalla sua prima missione".
Scorrendo le sue foto e ricostruendo la sua vita, sorprende l'incredibile varietà dei lavori fotografici- dai celebri ritratti alle documentazioni più diverse della vita e della cronaca- la sua situazione- l'aspetto umano in grado di appassionare e coinvolgere il pubblico.
Un interprete veramente straordinario, dotato di una capacità "visionaria" che arricchisce gli eventi di cui è testimone di quella particolare leggerezza, quella carica di ironia, che ha contribuito, negli anni, a renderlo uno degli autori più amati dal grande pubblico. |
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Una delle descrizioni più efficaci dell'opera di Eisenstaedt l'ha data Jacob Deschin, che ha lavorato a lungo come redattore fotografico del "New York Times": "..nell'intimo Eisie è ancora un dilettante.
Sono cinquant'anni che lavora da professionista, ma riesce ancora a lasciarsi emozionare dal suo mezzo espressivo.
E' entusiasta come un principiante e prova un'istintiva simpatia per le persone e le cose. La capacita' di emozionarsi, l'entusiasmo e l'empatia sono il tratto distintivo di Eisenstaedt, non soltanto come artista, ma anche come essere umano. E spiegano meglio di ogni altra cosa il motivo per cui lavorare con Eisie è tanto impegnativo, ma anche tanto entusiasmante". |
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Eisenstaedt, conosciuto come "Eisie" dai suoi amici, ha trascorso le sue vacanze estive, durante il mese di agosto, nell'isola di Martha's Vineyard, per 50 anni. Durante un breve lavoro nelle Isole Galapagos, Eisenstaedt lasciò le stesse,, prima che il suo lavoro fosse finito, in modo da arrivare in tempo per le sue vacanze estive nell'isola.
È proprio durante le sue vacanze estive a Vineyard che Ensenstaedt trovò il tempo di condurre esperimenti fotografici, come lui stesso ebbe modo di dichiarare, "Lavorando con varie lenti, filtri e prismi, ma sempre con luce naturale." .
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Come dimostrano gli scatti che vi proponiamo in questa retrospettiva, i personaggi di Alfred Einstaedt sembrano assurgere a protagonisti indipendenti dello scatto stesso.
(Qui accanto riconosciamo un giovane Bob Kennedy all'epoca della campagna elettorale che non riusci a portare a termine)
Eisenstaedt era affascinato dai fari (nautici) dell'isola di Martha's Vineyard's, innamorato dell'isola e della vita che vi si conduceva, egli fu il fulcro della raccolta fondi per il "Vineyard Environmental Research Institute (VERI)" (Istituto di ricerca per l'ambiente di Vineyard).
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Una delle raccolte di fondi succedutasi nel corso degli anni è stata intitolata "Eisenstaedt Day" ed è stato un evento internazionale.
L'ultima raccolta fondi è stata tenuto nel 1995, ad agosto, nel mese della sua morte nell'isola di Martha's Vineyard.
L'ultima fotografia scattata da Eisenstaedt ritraeva il Presidente Bill Clinton con sua moglie, Hillary, e la figlia, Chelsea, nell'agosto del 1993, alla Granary Gallery nel West Tisbury dell'isola di Martha's Vineyard.
Questa foto storica "privata", insieme ad altre, fu scattata in una zona protetta dai servizi segreti americani per oltre un'ora, ed è stata documentata da William Marks.
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Eisenstaedt morì nel suo letto a mezzonatte, nel "Menemsha Inn cottage" conosciuto anche come "Pilot House".
La sua morte fu scoperta dalla sorellastra, Lucille (Lulu) Kaye, e dal suo caro amico, nonché editore e autore, William E. Marks. "My most difficult subject was Ernest Hemingway. He was very excitable, but in the end we got on fine. It all started when I took some pictures of him in the harbor of Cojima near his home in Cuba. He went almost berzerk because, while I was photographing, he overheard a little boy ask his father, 'Who is that actor?'" - Alfred Eisenstaedt
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-Testi: Fonte web
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Stargate
di
Giordano Cavedoni
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Caramel
di
Laura Vega
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23 Marzo - 30 Marzo 2009
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Incontri ravvicinati #3
di
Patrizia Todisco
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Dorothea Lange, figlia di immigrati tedeschi, nasce ad Hoboken, nel New Jersey, il 26 maggio del 1895. Ha un’infanzia e una giovinezza difficili a causa della poliomielite contratta a sette anni. Dice della sua disabilità: ”Credo che sia stata, forse, la cosa più importante che mi sia accaduta. Mi ha formata, guidata, istruita, aiutata, umiliata, tutte queste cose nello stesso tempo. Io non l’ho mai superata, e sono consapevole della sua forza e del suo potere”. Studia fotografia alla Columbia University sotto la guida di Clarence H. White, nel 1918 si trasferisce a S. Francisco e apre uno studio per ritratti. Nel 1947 collabora alla nascita dell'agenzia Magnum e nel 1952 è tra i fondatori della rivista Aperture. Muore a 70 anni , l’11 ottobre del 1965.
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Se le opere della giovinezza sono inserite nel contesto della fotografia pittorialista, intorno al 1930, nel clima sociale di interesse documentaristico che si sta sviluppando, Dorothea inizia a fotografare la misera realtà dei quartieri disagiati, aderendo formalmente al movimento della straight photography.
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Non c’è arte più bella di una strada che corre verso l’orizzonte, in un deserto in cui ogni cosa è uguale a se stessa. Ci sono solo polvere e massi; la speranza è l’orizzonte, dove si può trovare la vita o la morte.
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E’ il deserto vissuto dai migranti della Grande Depressione, quando vendevano quel poco che avevano per comprare una macchina e partire per la California; è il deserto presente in ognuno di noi, come individui singoli nei momenti in cui sembra non esservi nessuna speranza, o come gruppo quando tutte le nostre forze sono vane.
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Nel 1935 è chiamata a collaborare con la FSA (Farm Security Administration), agenzia governativa che sotto il New Deal di Roosvelt mira a migliorare la condizione di contadini e mezzadri durante la Grande Depressione. È indubbio che le immagini della Lange contribuiscono in maniera determinante a sensibilizzare le autorità sui provvedimenti urgenti da adottare contro la povertà.
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Dalle immagini di Dorothea si evidenzia un grande rispetto per le persone fotografate. Lei riesce, nonostante il periodo di povertà che ritrae, a lasciare loro la dignità di uomini. |

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Usa una rolleiflex con mirino a pozzetto tenuta all'altezza della vita e non al livello degli occhi. Questo sistema le permette di stare davanti alle persone senza dare la sensazione di essere troppo invadente e crea un rapporto tranquillo e rispettoso.
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Le sue immagini non solo ritraggono il deperimento fisico provocato dalla crisi economica, ma svelano l'angoscia dell'animo cagionata dalla catastrofe sociale, sono testimonianza di vita, con una particolare attenzione alle donne ed al loro posto fondamentale nella società.
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Molte delle sue rappresentazioni sembrano foto di scena del film Furore (tratto dal famoso romanzo di Steinbeck), in realtà sono stati prima lo scrittore e poi il regista John Ford che, per loro stessa ammissione, si sono ispirati nel loro lavoro alle fotografie della Lange.
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Scatta immagini bellissime, immagini vive, che hanno cambiato il mondo della fotografia di reportage. Fotografare – scrivere con la luce- è il suo modo di raccontare la storia .
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Per anni lasciò affisse sulla porta del suo laboratorio le seguenti ed emblematiche parole: "La contemplazione delle cose come sono, senza sostituzione, nè impostura, senza errore nè confusione, è, in sè, più nobile di tutta una messe di invenzioni".(Francis Bacon)
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"Dorothea Lange riesce a vedere la forza interiore di persone ridotte ai limiti estremi delle proprie capacità di resistenza e, anche quando ritrae uomini e donne in situazioni economiche, sociali ed emotive disperate, ne coglie l'innata dignità umana.
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Nei suoi soggetti vede quello che definisce: "Coraggio, coraggio vero. Coraggio innegabile...L'ho incontrato, molte volte, in luoghi inaspettati. E ho imparato a riconoscerlo quando lo vedo."
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-Testi: Fonti web
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-ventisei febbraio duemilanove

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Ai margini di Mauro Moschitti ............................ |
Ester di Bodil Larsen ............................ |
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Cacciata di Mauro Moschitti ............................ |
Ligths di Lisa Bernardini ............................ |
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ST1 di Paolo Fani ............................ |
Pesco di Mary de Cristofaro ............................ |
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Taglia 42 di Mauro Moschitti ............................ |
Corse verso il nulla di Massimo Camocardi ............................ |
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Bailarinas Primas di Maria Joao Marques ............................ |
Piccola Ballerina di Maria Joao Marques ............................ |
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Good morning ser web di Luca Ciardiello ............................ |
Solitudini di Lisa Bernardini .............. .............. |
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L'ombra di Michela Ciardiello ............................ |
Playng with light di Maria Joao Marques ............................ |
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Acqua e luce di Marco Boragine ............................ |
Verona di Patrizia Todisco ............................ |
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Lives Burn di Mauro Maschitti ............................ |
La pianista di Raffaella 64 ............................ |
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Legami di Mariagata Casa ............................ |
La luce e il legno di Mariagata Casa ............................ |
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La luna di Mari de Cristofaro ............................ |
Two Speeds di Luca Ciardiello ............................ |
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Me di Mariagata Casa ............................ |
Scende la sera e tutto tace. di Bruno Marinari ............................ |
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Gallery's effects di Luca Ciardiello ............................ |
Sguardi d'intesa di Massimo Mannucci ............................ |
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Gold Sunset di Gaetano Ficara ............................ |
Caramel di Laura Vega ............................ |
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Stargate di Giordano Cavedoni ............................ |
Pensare di poter volare di Carlo Atzori ............................ |
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Interno di cattedrale di Maurizio Zoldan ............................ |
Around Accra di Aldo Feroce ............................ |
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16 Novembre - 23 Novembre 2008

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mostra on-line di: Liza Poetter ♦ Cose di bambola ♦ testo di: Mari de Cristofaro |
Ancora un altro appuntamento per i nostri amici di Rosso Foto, una mostra originale di un'amica vicina ma lontana. Dalla Germania Liza ci dona il piacere di vedere una serie di scatti di piccole bambole veramente belle.
Con questa carrellata di immagini si entra in un mondo fiabesco, un mondo dove la rappresentazione del reale sembra raccontare di sogni, speranze, gioie, dolori, metafora del mondo che ci circonda.
Il "vestito" di parole di Mari ben coglie un aspetto che appartiene all'immaginario di ognuno, ciascun osservatore potrà trovare in questi sguardi ciò che più rappresenta il suo modo di sentire e/o di essere.
Notevole la fattura delle bambole, la cura dei dettagli e degli accessori che indossano, veramente belle, molto ben riprese e curate le immagini, il risultato penso che sia molto piacevole e, spero, gradito agli amici di Rosso Foto.
Vi lascio alle immagini che Liza ci ha regalato con i testi redatti da Mari per questo bellissimo viaggio fantasy.
Paolo Rafficoni
Le immagini che vedrete nella mostra sono coperte dalle vigenti normative sui diritti d'autore, ne è vietato il loro utilizzo in qualsiasi forma e/o scopo. Chi trasgredisce a quanto sopra è perseguibile a termini di legge. Si può fare richiesta di utilizzazione scrivendo direttamente all'autore stesso o alla redazione di Rosso Venexiano Rosso Foto.
Le immagini sono visibili a tutto schermo cliccando sopra la foto
(La redazione)
E le altre, così vicine, così lontane….sentono le mie stesse cose?
Nessuno si chiede cosa penso, cosa sogno…
Foto: Liza Poetter
Testi: Mari de Cristofaro
Supervisione: Manuela Verbasi & Paolo Rafficoni
Editing:Mari de Cristofaro
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♦Le foto di Hamilton sono visibili a tutto schermo cliccando sulle stesse♦
Nasce in Inghilterra nel 1933. Studia architettura e interior design prima di rivolgersi alla fotografia. Mentre è art director della rivista inglese Queen,acquista la sua prima macchina fotografica. Trasferitosi poi a Parigi all’età di 20 anni inizia a lavorare come art director di Printemps, per poi dedicarsi esclusivamente alla fotografia. Inizia a collaborare con la rivista Elle. Alcuni anni dopo, a Londra, collabora con il Queen Magazine. Di ritorno a Parigi, lavora come direttore artistico del Printemps. Parallelamente, prosegue la sua carriera artistica: pubblica foto su riviste quali Ralits e Photo, e collabora con Nina Ricci e Chanel. Nel 1971, la pubblicazione del suo libro "Rves de Jeunes filles", presso Robert Laffont, lo rende noto al grande pubblico. La sua immensa carriera è costellata da film, edizioni di libri e moltissime esposizioni. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, come nei centri internazionali di cultura di New York, Tokyo, Londra, Amburgo, Milano e Parigi. Attualmente vive in una casa ottocentesca vicino a St.Tropez, Francia. |
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David Hamilton... "Cacciatore dì sogni, l'uomo dagli occhi chiari insegue farfalle adolescenti con ali tenui, appena uscite dalla crisalide. Con delicatezza, per non sciuparle, le imprigiona immediatamente in una grande casa perduta, la sua casa, dove le osserva a lungo... Il fantomatico cacciatore di camera in camera, silenzioso come le sue farfalle. |
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Nasce in Inghilterra nel 1933. Studia architettura e interior design prima di rivolgersi alla fotografia. Mentre è art director della rivista inglese Queen,acquista la sua prima macchina fotografica. Trasferitosi poi a Parigi all’età di 20 anni inizia a lavorare come art director di Printemps, per poi dedicarsi esclusivamente alla fotografia. Inizia a collaborare con la rivista Elle. Alcuni anni dopo, a Londra, collabora con il Queen Magazine. Di ritorno a Parigi, lavora come direttore artistico del Printemps. Parallelamente, prosegue la sua carriera artistica: pubblica foto su riviste quali Ralits e Photo, e collabora con Nina Ricci e Chanel. Nel 1971, la pubblicazione del suo libro "Rves de Jeunes filles", presso Robert Laffont, lo rende noto al grande pubblico. La sua immensa carriera è costellata da film, edizioni di libri e moltissime esposizioni. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo, come nei centri internazionali di cultura di New York, Tokyo, Londra, Amburgo, Milano e Parigi. Attualmente vive in una casa ottocentesca vicino a St.Tropez, Francia. |
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Con queste parole, undici anni fa, Alain Robbe-Grillet presentava il primo volume di David Hamilton "Reves de Jeunes Filles" (Sogni di fanciulle). È l'inizio di una straordinaria carriera e, al tempo stesso, culmine di una ricerca d oltre dieci anni, ricerca di una realtà diversa, indefinibile cui erano con tutte le caratteristiche che, ancora oggi, fanno di David Hamilton qualcosa di più di un fotografo, di un personaggio alla moda, di un maestro dell'erotismo tenero. |
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Lo scatto iniziale si verificò nel 1969, quando la rivista testimoniò, nelle sue pagine, un incontro fondamentale: quello dell'uomo con la poesia.L'incontro cioè di David Hamilton con la canzone di Léonard Cohen, Suzanne, che lo colpì profondamente e intensamente, consentendo esprimere pienamente il suo talento artistico. |
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Le immagini di Suzanne, pubblicate da "Twen" nel 1969, racchiudevano per la prima volta tutte le qualità che, nel loro armonico complesso, costituiscono la sua peculiare sensibilità artistica: la luce sfumata e incerta del crepuscolo, la penombra segreta dei tendaggi socchiusi, l'intimità, il riserbo, il pudore e, in apparente contrasto, l'abbandono totale, senza riserve, della modella rivelarono al pubblico il giardino segreto di David Hamilton. |
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Giardino rimasto, poi, sostanzialmente inalterato nel tempo, ma incessantemente arricchito a ogni incontro con una donna-fiore, o con una sfumatura un armonico accostamento di colori in grado di affascinarlo. Dopo l'esordio su "Twen", Hamilton è divenuto un personaggio pubblico: in una decina di opere ha dischiuso il suo giardino magico allo sguardo di artisti, critici, dilettanti e appassionati che ne sono rimasti immediatamente affascinati. |
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E l'incanto continua, perché nell'arco degli anni, in ogni sua opera, Hamilton non ha rivelato che un angolo del giardino. Non perché l'artista abbia deliberatamente voluto celarne alcune zone, ma semplicemente perché non gli è ancora venuta l'idea di esplorarle. |
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David Hamilton in realtà è un figlio del suo tempo, che vive intensamente e che approfitta senza falsi pudori della fama e della gloria per viaggiare, per raggiungere il sole che ama profondamente, per esplorare il mondo alla ricerca di nuove modelle e fonti di ispirazione, per vivere una vita da divo. |
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Egli sfrutta il suo talento senza problemi, ma sempre in senso positivo, senza mai fare concessioni o cercare facili consensi. Ha sempre saputo rifiutare le occasioni che non trovavano rispondenza nella sua sensibilità artistica. Non è mai caduto, per esempio, nell'erotismo banale e di facile effetto che gli proponevano coloro che non lo avevano evidentemente capito. E poiché il fulcro della sua ossessione artistica, della sua sensibilità è sempre la fanciulla, nel momento in cui si apre ancora inconsapevole alla sua vita di donna, David Hamilton ama troppo intensamente questa sua fonte d'ispirazione per non circondarla di una purezza, di un'essenzialità, fino a dare quasi l'impressione di voler cancellare il suo intervento di artista; e queste caratteristiche sono costanti e si ripropongono con evidenza in tutte le sue opere. |
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Il primo libro, "Réves de Jeunes Filles" consacrò la sua fama dopo il successo di Twen. Diede la prima occasione di penetrare nel giardino segreto, compiendo una scoperta, in qualche modo ambigua. Erotismo o ambiguità compiaciuta? Questo è il primo dubbio che l'opera di Hamilton suscita, dubbio che non sarà mai risolto e lascerà intatta l'ambiguità sottile delle visioni del fotografo "sonnambulo errante in lande sconosciute, alla ricerca della casa perduta", come scrive Robbe Grillet. |
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A quel tempo, colpiti dalla bellezza e dalla straordinaria intensità dell'espressione, alcuni pensarono che Hamilton sarebbe inevitabilmente rimasto prigioniero e vittima della sua stessa originalità e non sarebbe mai riuscito a rinnovarsi e a evolversi. |
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In Réves de Jeunes Filles sembrava infatti aver dato il meglio di se stesso ed essere quindi destinato a rimanere, nel mondo della fotografia, come una stella cadente, straordinariamente luminosa, ma effimera. E questo senza contare che nel 1972 si riproponeva con due libri "Les Demoiselles d'Hamilton" (Le fanciulle di Hamilton) e "La Danse" (La danza) giudicati all'epoca dal Figaro come "una patetica ricerca della bellezza". Il tema centrale di entrambe le opere era sempre la fanciulla, l'adolescente. |
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Nelle Demoiselles si provava la stessa intensa emozione che già avevano suscitato i "Réves de Jeunes Filles": un nuovo inno al trionfo della donna-bambina, alla tenera dolcezza dei corpi giovani, all'innocenza non più completamente inconsa-pevole, alla sensualità quasi presagita sotto la grana sottile della pelle, già presenti e intensa, ma ancora irraggiungibile, perché protetta dalla purezza dell'infanzia.Dopo la dolcezza soffusa, ancora smaterializzata e impalpabile delle Demoisel-les, nella Danse si poteva cogliere con chiarezza ciò che si nascondeva - e si nasconde tuttora - dietro lo sguardo di David Hamilton: l'atmosfera, che egli materializzava collocando il suo sogno in un ambiente particolare, quello della danza, anzi della scuola di danza, ancora più intimo e segreto, così da porre la fanciulla in una specie di scrigno in cui i suoi gesti e i suoi atteggiamenti assumessero un significato particolare, pregnante. Così accostandosi in maniera più naturale e disincantata all'artista, di cui ormai si conoscevano l'anima e gli impulsi più segreti, era possibile affrontare la scena aperta dell'ambiente. |
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Proprio in quest'opera infatti si rivela tutta l'importanza che l'artista attribuisce allo sfondo: non quello da studio di posa, che Hamilton sempre rifiutato, ma quello costituito da situazioni assolutamente reali, in cui luce è naturale e il riflesso della sbarra ha la lucentezza particolare, conferii dalle migliaia di mani che l'hanno stretta, ogni giorno. Quello in cui le fanciulle vivono effettivamente, si allacciano le scarpette da ballo, non per essere fotografate, ma per compiere i loro faticosi esercizi davanti allo specchio che, in alcuni punti, è scheggiato od offuscato. Il luogo in cui, se la fanciulla è nuda o se si ria una ciocca di capelli, tutto avviene in maniera spontanea. |
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Il terzo volume di Hamilton ha dimostrato inequivocabilmente come egli, quanto artista autentico, sfugga al rischio dell'usura e della ripetitività: il talento reale, unico e inimitabile elude le oscillazioni del gusto e delle mode. Dopo questa testimonianza che rimane fondamentale nell'ambito della sua affermazione, David Hamilton si è concesso una pausa di due anni. Questi due anni gli hanno consentito inoltre di preparare un'altra passeggiata suo giardino, le cui porte si sono aperte nuovamente al pubblico, nel 1974 "Souvenirs" è una nuova scoperta. Tema centrale rimaneva, sempre, la donna sublime e smaterializzata, di fronte al mare e altrettanto importante si rivela però, la spiaggia, nel momento in cui la marea cala, il tripudio della giornata si spegne, i bagnanti se ne vanno e le fanciulle camminano pigramente nell'acqua "Souvenirs" segna l'apparizione dei paesaggi, della luce biblica della Tunisia. |
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Completamente diversa è l'atmosfera di "Collection Privée des David Hamilton", pubblicata nel 1976, l'opera più audace dell'artista. "Una visione lucida e precisa della sensualità femminile". Molte persone, a quell'epoca, aspettavano con ansia l'occasione per penetrare in questo particolare sentiero del giardino di Hamilton, ma chiunque sperasse di imbattersi in immagini scandalistiche era inevitabilmente destinato ad avere una profonda delusione. Quest'opera dimostrava infatti, ancora una volta, che il talento, l'intensità espressiva di Hamilton si identificava con l'assoluta purezza e la semplicità della sua visione. |
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Forse perché segna il superamento di questo nuovo stadio della ricerca espressiva, Collection Privée è l'unica opera di David Hamilton in cui i vari capitoli sono ispirati a un'unica modella. Per esempio Bambina: "Bambina non sorride al fotografo. Appare contrariata o imbronciata o forse pensa semplicemente al gio-vane che stamani l'ha seguita...". Sono temi ricchi di una sensualità ambigua, fatta di innocenza e di un atteggiamento inconsapevolmente provocatorio, costan-temente rivolta, però, completamente ed esclusivamente ai pensieri e ai sogni della modella, al mistero della sua femminilità che, sul punto di schiudersi, provoca profondi, oscuri turbamenti. Enorme successo commerciale Collection Privée costituì, in un certo senso, lo stimolo per l'opera successiva di David Hamilton "The Best of David Hamilton", pubblicata anch'essa nel 1976. |
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-Supervisione Manuela Verbasi
-Editing: Emy Coratti, Paolo Rafficoni, Cristina Desogus
-Immagini e testi dal web a cura dello staff Rosso Foto
-Staff Rosso Foto: Carlo Aztori, Mary de Cristofaro, Cristina Desogus, Emy Coratti, Giovanna Trani.
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L'Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano
presenta la mostra antologica di:
"Robert Doisneau"
Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994)
La sua vita è trascorsa nella periferia parigina di Montrouge, dove ha fotografato strade e volti sempre differenti. Il suo nome viene ricordato soprattutto per le foto riguardanti la vita di strada della capitale francese, caratterizzate da una sincera e umoristica rappresentazione della società e dell'ambiente parigino.
Doisneau amava immortalare la cultura dei bambini della strada e dei loro giochi, arrivando a conferire alle loro attività, seppur infantili, rispetto e serietà.
« Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. »
(Robert Doisneau)
Al giorno d'oggi l'immaginazione visiva della gente è più sofisticata, più sviluppata, specialmente nei giovani, tanto che ora puoi fare una foto che suggerisce solo un piccolo qualcosa, poi di essa si può fare davvero ciò che si vuole.
(Robert Doisneau)
Al giorno d'oggi l'immaginazione visiva della gente è più sofisticata, più sviluppata, specialmente nei giovani, tanto che ora puoi fare una foto che suggerisce solo un piccolo qualcosa, poi di essa si può fare davvero ciò che si vuole.(Robert Doisneau)
Vi spiego come mi prende la voglia di fare una fotografia. Spesso è la continuazione di un sogno. Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo l'entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. Non credo che si possa vedere intensamente più di due ore al giorno." (Robert Doisneau)
Un fotografo animato dal solo bisogno di registrare quello che lo circonda non aspira a ottenere risultati economici e non si pone i limiti di tempo che ogni produzione professionale comporta.(Robert Doisneau)
Quando ho iniziato, il fotografo era nel migliore dei casi un ingegnoso dilettante la cui attività era tollerata a patto che ci si accontentasse di restare ai margini delle vere corporazioni. Quanto ai Signori della Cultura Ufficiale, quelli non scherzavano: bastava accennare alla fotografia che li si poteva vedere, dimentichi delle antiche contese, formare quadrato e marciare compatti. (Robert Doisneau)
Un centesimo di secondo qui, un centesimo di secondo là... anche se li metti tutti in fila, rimane solo un secondo, due, forse tre secondi... strappati all'eternità. (Robert Doisneau)
La sua opera più conosciuta è "Le Baiser de l'Hôtel de Ville" (Il Bacio presso l'Hôtel de Ville), la foto, scattata nel 1950, di una coppia di ragazzi che si baciano, lungo le caotiche vie di Parigi.
Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade.(Robert Doisneau)
Supervisor: Manuela Verbasi
Direttore Fotografia: Paolo Rafficoni
Editing: Cristina Desogus.
Fotografie: Fonti Web.
Testi: Wikipedia ed altre dal Web.
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In questa frase di Robert Capa , considerato a tutt’oggi il più grande fotografo di guerra, è racchiusa la sua idea di fotografia. Nato in Ungheria, a Budapest, il 2 ottobre del 1913 da una famiglia ebrea, Endre Friedman, questo il suo vero nome, lascia il suo paese nel 1931, dopo i moti studenteschi, per motivi politici, e si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Ben presto apprende che per motivi economici i genitori non possono più inviargli il denaro per gli studi e così inizia a lavorare come fattorino presso un’importante agenzia fotografica, la Dephot. Il direttore, Simon Guttam, scopre il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale; il suo primo incarico importante è a Copenaghen per fotografare la lezione di Lev Trotzkij agli studenti danesi. Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge da Berlino, dopo il drammatico incendio del Reichstag del 27 febbraio e si reca a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest, da qui , seguendo il suo istinto errabondo ed irrequieto, parte alla volta di Parigi dove incontra Gerda Taro, profuga tedesca, e se ne innamora. Nel 1936 Sotto il nuovo nome di Robert Capa parte per la Spagna inviato delle riviste francesi Ce Soir e Regards per fotogafare la guerra civile. Assieme a lui parte anche la sua compagna Gerda Taro che nel 1937 morirà schiacciata da un carro armato.
Supervisor: Manuela Verbasi
Direttore Fotografia: Paolo Rafficoni
Editing: Mari de Cristofaro.
Fotografie: Fonti Web.
Testi: Mari de Cristofaro dal Web.
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mostra on-line di SOYLU Milanocentrale testi di GIULIA TATTI |
E' per me un onore introdurre una mostra alla quale tengo molto, fin dai primi momenti che ho visto le foto mi sono detto, "ecco qui c'è qualcuno che ha da dire veramente qualche cosa", ed in effetti il risultato non ha tradito le mie attese.
Le foto di Lucia attraversano lo spazio ed il tempo e danno immediatamente una scossa con la loro cruda bellezza, raccontandoci di un mondo solo a volte sfiorato e mai seriamente preso in considerazione.
Raccontano di situazioni complesse e semplici allo stesso tempo, di realtà crude e crudeli ma umanamente piene di qualche cosa che il tempo non scalfisce, umanità schiva e schivata, fortemente rappresentata dalle immagini scattate dall'autrice.
Non credo di poter adeguatamente descrivere le sensazioni provate alla vista delle foto, per cui non faccio altro che lasciarvi alle stesse, provate a lasciarvi andare alle sensazioni che suscitano e fate correre la fantasia, se ne serve, per immedesimarvi nelle situazioni evocate.
Vedrete che anche poche foto possono rappresentare un momento di dura presa di coscienza fuori dagli schemi predefiniti di sempre.
Ringrazio Lucia per la gentilezza dimostrata nell'affidarci queste immagini alla visione di tutti noi.
In ultimo, ma non per ultimo, il ringraziamento a Giulia per le parole che ha scritto ad accompagnare le stupende immagini, mi sono sembrate creatrici di un'atmosfera che "veste" in modo superbo la visione delle foto al fine di regalarci un momento veramente magico.
Paolo Rafficoni
Le immagini che vedrete nella mostra sono coperte dalle vigenti normative sui diritti d'autore, ne è vietato il loro utilizzo in qualsiasi forma e/o scopo. Chi trasgredisce a quanto sopra è perseguibile a termini di legge. Si può fare richiesta di utilizzazione scrivendo direttamente all'autrice stessa o alla redazione di Rosso Venexiano Rosso Foto.
Le immagini sono visibili a tutto schermo cliccando sopra la foto
(La redazione)
Ho scostato la tenda e il sole entra nella stanza. Vorrei parlarti, vorrei tanto poterti parlare. Il mio pensiero, corre a quelle mille sere silenziose: silenzi adagiati sulla città calda e mi sembra di percepire qualcosa di molto importante da dire che brucia nel petto, intensa, e corre rapida verso il cervello con furia devastante e inarrestabile ma il pensiero è sfuggente … e resto muto!
Cammino in fretta, solo, nella strada deserta. I passi sono rapidi, ansiosi, senza sapere dove stia andando, o non è del tutto vero, se percepisco di saperlo ed è qui, che mi fermo di colpo, con le braccia abbandonate, inerti lungo i fianchi e chiedendomi, che ne sarà di me …
Foto: Soylu
Testi: Giulia Tatti
Supervisione: Manuela Verbasi & Paolo Rafficoni
Editing:Paolo Rafficoni
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