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venerdì, 01 gennaio 1999
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"Non esistono foto belle o foto brutte. Solo foto prese da vicino o da lontano”

 

In questa frase di Robert Capa , considerato a tutt’oggi il più grande fotografo di guerra, è racchiusa la sua idea di fotografia. Nato in Ungheria, a Budapest, il 2 ottobre del 1913 da una famiglia ebrea, Endre Friedman, questo il suo vero nome, lascia il suo paese nel 1931, dopo i moti studenteschi, per motivi politici, e si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Ben presto apprende che per motivi economici i genitori non possono più inviargli il denaro per gli studi e così inizia a lavorare come fattorino presso un’importante agenzia fotografica, la Dephot. Il direttore, Simon Guttam, scopre il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale; il suo primo incarico importante è a Copenaghen per fotografare la lezione di Lev Trotzkij agli studenti danesi. Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere di Hitler, fugge da Berlino, dopo il drammatico incendio del Reichstag del 27 febbraio e si reca a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest, da qui , seguendo il suo istinto errabondo ed irrequieto, parte alla volta di Parigi dove incontra Gerda Taro, profuga tedesca, e se ne innamora. Nel 1936 Sotto il nuovo nome di Robert Capa parte per la Spagna inviato delle riviste francesi Ce Soir e Regards per fotogafare la guerra civile. Assieme a lui parte anche la sua compagna Gerda Taro che nel 1937 morirà schiacciata da un carro armato.

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni successivi si occupa di reportage di guerra: oltre a quella di Spagna, documentò la guerra Cino-Giapponese, l'avanzata degli Alleati in Italia, lo sbarco in Normandia, la guerra in Indocina.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1947 fonda assieme a H. Cartier Bresson, David Seymour(Chim), George Rodger e William Vandivert l’agenzia fotografica cooperativa Magnum, che ha due sedi: Parigi e New York.

 

 

 

 

 

 

 

Compie numerosi viaggi in Unione sovietica, Cecoslovacchia, Israele, dove documenta i primi passi della nuova patria degli ebrei scampati all’olocausto. Dopo un periodo trascorso in Giappone, giunge ad Hanoi come inviato di Life per fotografare la guerra dei francesi in Indocina. Il 25 maggio, mentre segue un convoglio militare diretto verso il delta del Fiume Rosso, calpesta una mina anti-uomo e rimane ucciso.

 

 

 

 

 

 

 

Il 6 giugno 1944 realizza il suo scoop più sensazionale: partecipa al sanguinoso sbarco del contingente americano a Omaha Beach, in Normandia, unico a documentare quella giornata. La maggior parte delle foto scattate durante lo sbarco viene perduta per un errore del tecnico addetto allo sviluppo Larry Borroughs (anch’egli diventato poi fotografo di fama mondiale e morto in Vietnam negli anni Settanta). Scampano alla distruzione solo undici fotogrammi danneggiati, che trasmettono comunque tutta la terribile drammaticità dei momenti del D-Day.

 

 

 

 

 

 

 

Capa lavora anche per il cinema e realizza diversi servizi di carattere sociale, documentando la vita delle famiglie comuni in America.

 

 

 

 

 

 

 

Nel suo lavoro ha usato per lo più apparecchiature Contax e Leica e ha sempre realizzato fotografie in bianco e nero. Capa ricerca il punto di vista più vicino alla realtà documentata, anche se a volte le sue fotografie sono state oggetto di controversia tra la veridicità storica e l'interpretazione più o meno velata dell'artista (ma come può un artista non filtrare attraverso la propria interpretazione le sue opere?).

 

 

 

 

 

 

 

Capa racconta, col fascino e la suggestione delle immagini, un quarto di secolo tra i più densi nella storia dell'umanità: la storia vissuta attraverso i volti di chi l'ha fatta, di chi l'ha vissuta e di chi l'ha subita. L’interesse per il “fattore umano” è fondamentale per Capa il quale, curioso e attento, cerca di comprendere e raccontare i fatti della storia attraverso gli sguardi e i volti di chi questa storia la decide o, più spesso, la subisce.

 

 

 

 

 

 

 

Lo scrittore americano John Steinbeck, suo grande amico disse di lui: “Sapeva cercare, e poi sapeva usare ciò che trovava. Sapeva, ad esempio, che la guerra, fatta in così larga misura di emozione, non si può fotografare; ma egli spostò l’angolo, e la fotografò. Su un volto di bambino sapeva rivelare l’orrore di tutto un popolo. Il suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava. L’opera di Capa è da sola, tutta insieme, l’immagine di un grande cuore e di una irresistibile pietà. .... Capa era in grado di fotografare il moto, la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha creato un mondo, che è il mondo di Capa”.

 

 

 


 

 

Supervisor: Manuela Verbasi
Direttore Fotografia: Paolo Rafficoni
Editing: Mari de Cristofaro.

Fotografie: Fonti Web.
Testi: Mari de Cristofaro dal Web.

 
 
 

Autore » © Ass.ne Salotto Culturale Rosso Venexiano

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